TESSERAMENTO 2008
31/01/08
29/01/08
La "monnezza" che nessuno vuole
di Massimiliano Macera
La questione dei rifiuti campani, rimbalzando in tutte le regioni disponibili ad un gesto di solidarietà nei confronti della popolazione campana, ha toccato inevitabilmente anche il Lazio e le comunità che vivono a ridosso di termovalorizzatori, discariche, impianti di preselezione.
La questione dei rifiuti campani, rimbalzando in tutte le regioni disponibili ad un gesto di solidarietà nei confronti della popolazione campana, ha toccato inevitabilmente anche il Lazio e le comunità che vivono a ridosso di termovalorizzatori, discariche, impianti di preselezione. La provincia di Frosinone, mobilitata per evitare che l'equilibrio di siti quali quello di Colfelice, si è mobilitata affinchè i rifiuti napoletani non venissero conferiti nelle discariche del proprio territorio. Accanto a questo esistono situazioni ancor più delicate che riguardano territori dove sorgono discariche che, per infelici scelte logistiche, sono a ridosso di importanti oasi naturali, come nel caso della discarica presso il comune di Colleferro (in provincia di Roma), distante solo poche centinaia di metri dall'ormai ex polmone verde della ciociaria, il parco uccelli "La Selva" di Paliano (in provincia di Frosinone). Ma i rifiuti campani, si chiedono i cittadini, sono stati conferiti presso questi siti di stoccaggio, aggravando la già delicata situazione della zona?
La riflessione parte dal presupposto che le eco-balle campane non sono "eco". Non hanno subito trattamenti che le rendano idonee all'utilizzo nei termovalorizzatori. Quindi trasportarle fuori dalla provincia napoletana non vuol dire portarle a bruciare altrove, significa essenzialmente conferirle in discariche disponibili e lasciarle in loco. Il sindaco di Colleferro ha garantito sul divieto di scarico di questi rifiuti nella discarica del suo paese. La discarica di Colle Fagiolara, questo il nome della zona, è stata oggetto di democratiche indagini da parte della popolazione locale. Molte erano infatti le voci di presunti scarichi di rifiuti in ore notturne. Ad un controllo più attento così non sembrerebbe, non si individuano infatti ecoballe o attività notturna di conferimento notturno di spazzatura campana. Almeno sotto questo punto di vista sembra che i cittadini di Colleferro e quelli ciociari possano tirare un sospiro di sollievo. Almeno per ora.
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27/01/08
Dimissioni Cuffaro, Vincenzo Galizia: "meglio tardi che mai".
Comunicato stampa Fronte Verde
Roma 27.01.08 - Sulle dimissioni dopo la condanna a cinque anni del Governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro è intervenuto il Presidente nazionale del Fronte Verde Vincenzo Galizia che dichiara: "apprendiamo con soddisfazione delle dimissioni dell'On. Cuffaro. Appezziamo il gesto di responsabilità dell'ormai ex Governatore, anche se non si può nascondere che sia tardivo ed invocato da più parti compresa la nostra".
Roma 27.01.08 - Sulle dimissioni dopo la condanna a cinque anni del Governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro è intervenuto il Presidente nazionale del Fronte Verde Vincenzo Galizia che dichiara: "apprendiamo con soddisfazione delle dimissioni dell'On. Cuffaro. Appezziamo il gesto di responsabilità dell'ormai ex Governatore, anche se non si può nascondere che sia tardivo ed invocato da più parti compresa la nostra".
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25/01/08
Cade Prodi, Vincenzo Galizia: "niente indugi. Elezioni subito".
Comunicato Stampa Fronte Verde
Roma - Il Senato nega la fiducia al governo Prodi. Con 161 no contro 156 si e un astenuto, il governo viene sconfitto e Romano Prodi è costretto alle dimissioni. Oggi pomeriggio inizieranno le consultazioni del Presidente della Repubblica con i presidenti di Camera e Senato. "Elezioni subito" - dichiara Vincenzo Galizia Presidente nazionale del Fronte Verde - "per il bene dell'Italia, ora che questo governo finalmente è caduto, niente più indugi, il Presidente Napolitano prenda l'unica decisione possibile quella delle elezioni anticipate."
Roma - Il Senato nega la fiducia al governo Prodi. Con 161 no contro 156 si e un astenuto, il governo viene sconfitto e Romano Prodi è costretto alle dimissioni. Oggi pomeriggio inizieranno le consultazioni del Presidente della Repubblica con i presidenti di Camera e Senato. "Elezioni subito" - dichiara Vincenzo Galizia Presidente nazionale del Fronte Verde - "per il bene dell'Italia, ora che questo governo finalmente è caduto, niente più indugi, il Presidente Napolitano prenda l'unica decisione possibile quella delle elezioni anticipate."
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24/01/08
A proposito della Campania e dei suoi rifiuti...
Alessio Di Mauro nato a Roma nel 1974. E’ giornalista pubblicista dal 1994, professionista dal 2004. Fin dagli esordi della sua attività pubblicistica predilige gli strumenti della provocazione e dell’ironia a quelli tradizionali del giornalismo. Nel 1994 è tra il gruppo di autori che dà vita al settimanale di satira politica La Peste. Nel 2001 suoi lavori vengono pubblicati da Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Dal 2002 è il vignettista di prima pagina del quotidiano di commento politico Linea. Dal 2004 realizza la vignetta di copertina del mensile La Destra. Sempre nello stesso anno è tra i fondatori del settimanale satirico bifronte - diretto da Massimo Caviglia - Par Condicio, del quale è caporedattore. Nel 2005 è fondatore del settimanale satirico Veleno - di cui tuttora è direttore responsabile - che si avvale della collaborazione di autori come Nantas Salvalaggio, Alfio Krancic e Vittorio Vighi. All'inizio del 2007 collabora con Il Gazzettino, realizzando vignette sull'attualità politica, e con Canale Italia disegnando e commentando vignette in diretta durante la trasmissione di politica e società "Occhio per occhio", condotta da Luigi Bacialli. Per il Secolo d'Italia inventa "Le storie di Fez", una striscia satirica settimanale che cura tutt'ora. Dal 2007 è il vignettista politico del quotidiano Il Tempo diretto da Giuseppe Sanzotta.sito ufficiale: www.alessiodimauro.it
21/01/08
Pecoraro mette il fedelissimo a fare il controllore di se stesso
di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica
Un balletto di «economine» con coreografia ministeriale. È un caso classico di conflitto di interessi: la stessa persona che siede ai vertici dell’ente che vigila e che presiede l’ente vigilato. Il primo organismo è il ministero dell’Ambiente, guidato da Alfonso Pecoraro Scanio, ora alle prese con la grana-rifiuti. Il secondo è l’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, che nel suo sito web chiarisce di essere «sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del ministero dell’Ambiente e al controllo della Corte dei conti». Presidente dell’Apat è un avvocato amministrativista, Giancarlo Viglione. Che, però, ricopre anche l’incarico di capo di gabinetto del ministro. Viglione è un fedelissimo di lungo corso del leader dei Verdi, ed evidentemente oltre che col diritto se la cava bene sia con l’agricoltura sia con le tematiche ecologiche. Già quando Pecoraro Scanio nel 2000 era ministro dell’Agricoltura, infatti, lo nominò commissario all’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione. All’epoca il suo capo di gabinetto era Giuseppe Nerio Carugno, avvocato dello Stato e allora presidente proprio dell’Inran, stretto collaboratore del politico salernitano. Tanto che, all’inizio di questa legislatura, Carugno occupa la stessa poltrona nel nuovo ministero.
Un balletto di «economine» con coreografia ministeriale. È un caso classico di conflitto di interessi: la stessa persona che siede ai vertici dell’ente che vigila e che presiede l’ente vigilato. Il primo organismo è il ministero dell’Ambiente, guidato da Alfonso Pecoraro Scanio, ora alle prese con la grana-rifiuti. Il secondo è l’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, che nel suo sito web chiarisce di essere «sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del ministero dell’Ambiente e al controllo della Corte dei conti». Presidente dell’Apat è un avvocato amministrativista, Giancarlo Viglione. Che, però, ricopre anche l’incarico di capo di gabinetto del ministro. Viglione è un fedelissimo di lungo corso del leader dei Verdi, ed evidentemente oltre che col diritto se la cava bene sia con l’agricoltura sia con le tematiche ecologiche. Già quando Pecoraro Scanio nel 2000 era ministro dell’Agricoltura, infatti, lo nominò commissario all’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione. All’epoca il suo capo di gabinetto era Giuseppe Nerio Carugno, avvocato dello Stato e allora presidente proprio dell’Inran, stretto collaboratore del politico salernitano. Tanto che, all’inizio di questa legislatura, Carugno occupa la stessa poltrona nel nuovo ministero. E Viglione è il suo vice. Ma appena insediato, come già aveva fatto dal suo ufficio di via XX settembre, il leader verde comincia a commissariare gli enti controllati. Carugno, dopo un rapido passaggio all’Ente parco dell’arcipelago toscano, a dicembre 2006 lascia il suo posto al ministero per fare prima il commissario straordinario e poi il consigliere d’amministrazione dell’Icram, Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, al posto di Folco Quilici.
Con un compenso, in quanto commissario, di circa 50mila euro. All’Icram Pecoraro manda anche il capogruppo dei verdi in Consiglio comunale a Salerno, Ferdinando Mainenti, che il ministro, quando era all’Agricoltura, aveva già spedito a fare il commissario dell’Istituto sperimentale per l’orticoltura di Pontecagnano.
Stavolta lo nomina coordinatore amministrativo. Quando il regime commissariale finisce, l’ex consigliere verde riceve l’incarico di direttore generale dell’ente. Aveva percorso la strada dal ministero all’Icram anche il consigliere scientifico di Pecoraro Scanio, Silvestro Greco. Biologo marino, prima è stato commissario straordinario, poi, in seguito ad alcuni rilievi sollevati dalla Corte dei conti, ha ricoperto il ruolo di «coordinatore scientifico» dell’ente.Con le dimissioni di Carugno, Viglione ne prende il posto come capo di gabinetto, mentre «vice» diventa Gaetano Benedetto, segretario aggiunto del Wwf Italia. Ma nel frattempo anche Viglione è diventato commissario straordinario. Dell’Apat, appunto. A differenza di chi l’ha preceduto non si dimette, nonostante un’interrogazione parlamentare dei senatori di An Franco Mugnai e Antonio Battaglia. Anzi, incassa pure la promozione.
E, al termine della gestione straordinaria, a maggio 2007 viene nominato presidente dell’ente ambientale dal Consiglio dei ministri. In commissione Ambiente a Montecitorio Viglione riceve il parere favorevole alla nomina. Ma molti, dal deputato del Pd Ermete Realacci alla stessa «verde» Grazia Francescato sottolineano la necessità che lasci la sua poltrona al ministero. Un «suggerimento» che, però, cade nel vuoto.All’Apat non tutto fila liscio. C’è un sindacato che trova discutibili le scelte del commissario-presidente: è l’Usi-Rdb Ricerca. Nella primavera dello scorso anno contesta le immediate nuove assunzioni di cococo decise da Viglione e anche la nomina di Luigi Capasso a capo dipartimento gestione del personale, avvenuta il 4 aprile del 2007. Quest’ultimo arriva dal ministero della Giustizia, dove era stato ufficiale giudiziario al Tribunale di Monza, e poi, nel 2003, dipendente dell’ufficio notifiche esecuzioni e protesti. Nonostante il curriculum non proprio calzante, Capasso, napoletano, classe ’68, si mette in aspettativa a dicembre del 2006 e quattro mesi dopo si ritrova con un posto da dirigente all’Apat.
Un bel balzo di carriera.
articolo tratto da "Il Giornale"
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Italia Democristiana... le opinioni del Fronte Verde
Comunicati Stampa Fronte Verde
Caso Cuffaro, Vincenzo Galizia: dopo la condanna aspettiamo le dimissioni.
Roma 20.01.08 - "Ora aspettiamo le dimissioni da parte del Governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro." Dichiara il Presidente nazionale del Fronte Verde Vincenzo Galizia, in merito alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice senza l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra e per violazione del segreto istruttorio nel processo di primo grado sulle Talpe alla Procura di Palermo. "Per noi chi subisce una condanna, e in questo caso anche grave, e gestisce la res pubblica non può continuare a mantenere il proprio incarico. Si deve dimettere non ci sono altre vie. Speriamo che il centrodestra siciliano si adoperi affinché Cuffaro venga quindi obbligato alle dimissioni."
Roma 18.01.08 - Sul terremoto che ha travolto il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, sua moglie Sandra Lonardo presidente della Regione Campana e l'Udeur campano è intervenuto in una nota il Presidente nazionale del movimento "Fronte Verde" Vincenzo Galizia: "giuste da parte del leader dell'Udeur le dimissioni da Ministro della Giustizia, visto il caos che lo sta travolgendo. Non capisco la posizioni del Presidente Romano Prodi, che rifiutando in un primo momento le dimissioni di Mastella e successivamente annunciando di prendere ad interim il ministero aspettando che la questione Mastella si chiarisca, ancora una volta ha dimostrato la sua inadeguatezza nel ruolo che ricopre. Ora vediamo come il Governo intenda uscir fuori da questa ennesima figuraccia. Forse affidando il ministero ad Antonio Di Pietro l'unico nel centrosinistra a non perdere la bussola. E' sempre più evidente a tutti che l'unica soluzione per il bene degli italiani è un ritorno rapido alle elezioni."
Caso Cuffaro, Vincenzo Galizia: dopo la condanna aspettiamo le dimissioni.
Roma 20.01.08 - "Ora aspettiamo le dimissioni da parte del Governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro." Dichiara il Presidente nazionale del Fronte Verde Vincenzo Galizia, in merito alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice senza l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra e per violazione del segreto istruttorio nel processo di primo grado sulle Talpe alla Procura di Palermo. "Per noi chi subisce una condanna, e in questo caso anche grave, e gestisce la res pubblica non può continuare a mantenere il proprio incarico. Si deve dimettere non ci sono altre vie. Speriamo che il centrodestra siciliano si adoperi affinché Cuffaro venga quindi obbligato alle dimissioni."Caso Mastella, Vincenzo Galizia: giuste dimissioni. Anche Prodi a casa.
Roma 18.01.08 - Sul terremoto che ha travolto il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, sua moglie Sandra Lonardo presidente della Regione Campana e l'Udeur campano è intervenuto in una nota il Presidente nazionale del movimento "Fronte Verde" Vincenzo Galizia: "giuste da parte del leader dell'Udeur le dimissioni da Ministro della Giustizia, visto il caos che lo sta travolgendo. Non capisco la posizioni del Presidente Romano Prodi, che rifiutando in un primo momento le dimissioni di Mastella e successivamente annunciando di prendere ad interim il ministero aspettando che la questione Mastella si chiarisca, ancora una volta ha dimostrato la sua inadeguatezza nel ruolo che ricopre. Ora vediamo come il Governo intenda uscir fuori da questa ennesima figuraccia. Forse affidando il ministero ad Antonio Di Pietro l'unico nel centrosinistra a non perdere la bussola. E' sempre più evidente a tutti che l'unica soluzione per il bene degli italiani è un ritorno rapido alle elezioni."
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18/01/08
Povertà dilagante
di Marco Cottignoli
Stipendi bassi e perdita del potere d’acquisto. Gli italiani sono sull’orlo di una profonda crisi economica. Ed i sindacati minacciano lo sciopero generale…
E’ da molto tempo ormai che i dati ufficiali denunciano una crescita della indigenza in Italia e nonostante l’ottimismo ilare del Governo la dura realtà sta emergendo in tutta la sua crudezza. Le associazioni dei consumatori hanno recentemente calcolato che nel 2007 il potere d'acquisto delle famiglie sia calato in media di mille euro: dai dirigenti -1,4% ai quadri -3,5%, dagli impiegati -6,3% agli operai -7,9% edai pensionati -15,5%. L’anno nuovo promette uscite maggiori; secondo il Codacons una famiglia media spenderà mediamente 1.075 euro in più rispetto al 2007 a causa degli aumenti di luce: 45; gas 32; riscaldamento 140; carburanti 160; alimentari e bevande 400; trasporti (locali e nazionali) 120; Rc auto 30; autostrade 28; servizi bancari 35; servizi pubblici locali (acqua, rifiuti...) 50; altro 35 (rincari del canone Rai e della revisione auto). Per i mutui a tasso variabile si stima infatti un ulteriore aumento medio di 240 euro all’anno. Non sono stati nemmeno calcolati eventuali aumenti Ici e addizionali Irpef, sempre in agguato se dovesse permanere ancora troppo a lungo il governo Prodi. Secondo Adusbef e Federconsumatori, invece, la spesa 2008 per le famiglie italiane aumenterà di ben 1.700 euro. E’ evidente la grave crisi che sta investendo le famiglie italiane. Bisognerebbe almeno abbassare i prezzi di almeno il 10%, tagliare la filiera produttiva, incentivare la vendita diretta produttore-consumatore, incrementare la concorrenza in tutti i settori critici, porre misure concrete per contenere le speculazioni in atto, ridurre la pressione fiscale. Il problema concreto è che in meno di cinque anni il potere di acquisto è calato di oltre il 10%. In particolare la perdita del potere d’acquisto è costante negli ultimi 5 anni, dall’introduzione dell’euro: -1,9% rispetto all’anno scorso, -3,8% rispetto al 2005, -5,8% sul 2004, -8% sul 2003, -10,7% sul 2002. In termini assoluti, in un anno la riduzione registrata è di 250 euro l’anno per chi guadagna 1.000 euro al mese, di 496 per chi ne guadagna 2.000, di 763 per chi ne guadagna 3.000, di 1048 per chi ha un reddito mensile netto di 5.000 euro. Inoltre gli stipendi italiani sono inferiori del 30-40% rispetto a quelli di Francia, Germania e Inghilterra e si pongono in fondo alla classifica dei paesi dell’Unione europea. In tale contesto è inevitabile che dilaghi la povertà: oltre 14 milioni di lavoratori vivono con meno di 1.300 euro al mese, mentre 7,3 milioni guadagnano addirittura meno di 1.000 euro senza contare i lavoratori flessibili- dai 3,5 ai 4.5 milioni- con stipendi molto al di sotto delle soglie contrattuali. Molto interessante uno studio recente dell’Ires in cui emergono numerosi dati su ci riflettere: dal 2002 al 2007 i salari dei lavoratori si sono indeboliti di quasi 1.900 euro di cui 1.210 di riduzione di potere d’acquisto ed il resto di mancata restituzione del fiscal-drag. A tale drammatica situazione si è giunti a causa di una politica decennale inficiata dai continui accordi tra governo, Confindustria e sindacati che ha comportato aumenti contrattuali più bassi dell’inflazione reale, rinvii nel rinnovo dei contratti fino a 12 mesi per i settori privati e fino a due anni per quelli pubblici.
Per concludere. E’ davvero molto significativo il dato che confronta la crescita dei salari con quella dei profitti. Nel periodo 1995-2006 le retribuzioni sono cresciute nella media annua per dipendente dello 0,4%, mentre i profitti hanno segnato un + 8,1%. Dal 2004 al 2006 le grandi imprese hanno realizzato un incremento dei profitti del 63,5% , mentre quello dei salari non è andato oltre il 4,8%. Insomma il sistema capitalista nostrano ha funzionato alla perfezione! Ha creato ricchezza per i propri bilanci, non l’ha investita sul territorio e ha sfruttato la manovalanza! Perfetta sintesi degli accordi fra mondo economico, politica e sindacati. Se il lavoro dipendente è pagato troppo poco la colpa è dei sindacati che si accordati, negli anni, con le imprese per tenere bassi i salari. Ed adesso i medesimi fanno la voce grossa e minacciano lo sciopero generale! Adesso lottino per adeguare le retribuzioni e le pensioni con l’inflazione effettiva, per diminuire i prezzi dei generi di più largo consumo, per contrastare le diverse forme di precariato, per ritornare all’equo canone, per favorire la costruzione di abitazioni popolari, con l’introduzione di un canone di fitto popolare che non superi un quinto dello stipendio delle entrate familiari, per l’abolire l’Ici sulla prima casa, per un mutuo sociale per favorire l’acquisto di una casa. Vedremo poi se fidarci ancora di questi tutori dei lavoratori!
Stipendi bassi e perdita del potere d’acquisto. Gli italiani sono sull’orlo di una profonda crisi economica. Ed i sindacati minacciano lo sciopero generale…
E’ da molto tempo ormai che i dati ufficiali denunciano una crescita della indigenza in Italia e nonostante l’ottimismo ilare del Governo la dura realtà sta emergendo in tutta la sua crudezza. Le associazioni dei consumatori hanno recentemente calcolato che nel 2007 il potere d'acquisto delle famiglie sia calato in media di mille euro: dai dirigenti -1,4% ai quadri -3,5%, dagli impiegati -6,3% agli operai -7,9% edai pensionati -15,5%. L’anno nuovo promette uscite maggiori; secondo il Codacons una famiglia media spenderà mediamente 1.075 euro in più rispetto al 2007 a causa degli aumenti di luce: 45; gas 32; riscaldamento 140; carburanti 160; alimentari e bevande 400; trasporti (locali e nazionali) 120; Rc auto 30; autostrade 28; servizi bancari 35; servizi pubblici locali (acqua, rifiuti...) 50; altro 35 (rincari del canone Rai e della revisione auto). Per i mutui a tasso variabile si stima infatti un ulteriore aumento medio di 240 euro all’anno. Non sono stati nemmeno calcolati eventuali aumenti Ici e addizionali Irpef, sempre in agguato se dovesse permanere ancora troppo a lungo il governo Prodi. Secondo Adusbef e Federconsumatori, invece, la spesa 2008 per le famiglie italiane aumenterà di ben 1.700 euro. E’ evidente la grave crisi che sta investendo le famiglie italiane. Bisognerebbe almeno abbassare i prezzi di almeno il 10%, tagliare la filiera produttiva, incentivare la vendita diretta produttore-consumatore, incrementare la concorrenza in tutti i settori critici, porre misure concrete per contenere le speculazioni in atto, ridurre la pressione fiscale. Il problema concreto è che in meno di cinque anni il potere di acquisto è calato di oltre il 10%. In particolare la perdita del potere d’acquisto è costante negli ultimi 5 anni, dall’introduzione dell’euro: -1,9% rispetto all’anno scorso, -3,8% rispetto al 2005, -5,8% sul 2004, -8% sul 2003, -10,7% sul 2002. In termini assoluti, in un anno la riduzione registrata è di 250 euro l’anno per chi guadagna 1.000 euro al mese, di 496 per chi ne guadagna 2.000, di 763 per chi ne guadagna 3.000, di 1048 per chi ha un reddito mensile netto di 5.000 euro. Inoltre gli stipendi italiani sono inferiori del 30-40% rispetto a quelli di Francia, Germania e Inghilterra e si pongono in fondo alla classifica dei paesi dell’Unione europea. In tale contesto è inevitabile che dilaghi la povertà: oltre 14 milioni di lavoratori vivono con meno di 1.300 euro al mese, mentre 7,3 milioni guadagnano addirittura meno di 1.000 euro senza contare i lavoratori flessibili- dai 3,5 ai 4.5 milioni- con stipendi molto al di sotto delle soglie contrattuali. Molto interessante uno studio recente dell’Ires in cui emergono numerosi dati su ci riflettere: dal 2002 al 2007 i salari dei lavoratori si sono indeboliti di quasi 1.900 euro di cui 1.210 di riduzione di potere d’acquisto ed il resto di mancata restituzione del fiscal-drag. A tale drammatica situazione si è giunti a causa di una politica decennale inficiata dai continui accordi tra governo, Confindustria e sindacati che ha comportato aumenti contrattuali più bassi dell’inflazione reale, rinvii nel rinnovo dei contratti fino a 12 mesi per i settori privati e fino a due anni per quelli pubblici. La gravità di questa logica è palese: gli stipendi risulteranno sempre inferiori all’inflazione reale, con la conseguente perdita di potere d’acquisto per il lavoratore.
Per concludere. E’ davvero molto significativo il dato che confronta la crescita dei salari con quella dei profitti. Nel periodo 1995-2006 le retribuzioni sono cresciute nella media annua per dipendente dello 0,4%, mentre i profitti hanno segnato un + 8,1%. Dal 2004 al 2006 le grandi imprese hanno realizzato un incremento dei profitti del 63,5% , mentre quello dei salari non è andato oltre il 4,8%. Insomma il sistema capitalista nostrano ha funzionato alla perfezione! Ha creato ricchezza per i propri bilanci, non l’ha investita sul territorio e ha sfruttato la manovalanza! Perfetta sintesi degli accordi fra mondo economico, politica e sindacati. Se il lavoro dipendente è pagato troppo poco la colpa è dei sindacati che si accordati, negli anni, con le imprese per tenere bassi i salari. Ed adesso i medesimi fanno la voce grossa e minacciano lo sciopero generale! Adesso lottino per adeguare le retribuzioni e le pensioni con l’inflazione effettiva, per diminuire i prezzi dei generi di più largo consumo, per contrastare le diverse forme di precariato, per ritornare all’equo canone, per favorire la costruzione di abitazioni popolari, con l’introduzione di un canone di fitto popolare che non superi un quinto dello stipendio delle entrate familiari, per l’abolire l’Ici sulla prima casa, per un mutuo sociale per favorire l’acquisto di una casa. Vedremo poi se fidarci ancora di questi tutori dei lavoratori!Marco Cottignoli, nato a Trieste nel 1968, è giornalista pubblicista e scrittore. Coordinatore regionale Friuli Venezia Giulia del Fronte Verde. Laureato in filosofia con specializzazione in tradizioni popolari. Nel 1988 vince il premio speciale nel concorso nazionale di poesia “Umberto Saba”; è presente nella relativa antologia “Venti poeti per Umberto Saba” (A.C. Exploit des Arts ed.); nel 1998 è finalista nella sezione silloge al Premio internazionale di Poesia “Golfo di Patti” ed è presente nella relativa antologia di poesia; una sua poesia è pubblicata nell’Agenda Poetica 1999 (Nicola Calabria ed.). Sta completando una ricerca sul campo delle tradizioni orali popolari a Trieste.
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16/01/08
Fronte Verde aderisce a M'illumino di meno 2008
Comunicato Stampa Fronte Verde
Roma - Il movimento politico ecologico "Fronte Verde" aderisce, come lo scorso anno, a "M'illumino di meno" la giornata internazionale del risparmio energetico. Per il quarto anno consecutivo Caterpillar, il noto programma di Radio2, in onda tutti i giorni dalle 18 alle 19.30, lancia per il 15 febbraio 2008 "M'illumino di meno", una grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.
L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 15 febbraio 2008 dalle ore 18. Semplici cittadini, scuole, aziende, musei, gruppi multinazionali, astrofili, società sportive, gruppi scout, istituzioni, associazioni di volontariato, università, cral aziendali, ristoranti, negozianti e artigiani uniti per diminuire i consumi in eccesso e mostrare all'opinione pubblica come un altro utilizzo dell'energia sia possibile. "Condividiamo il gesto simbolico proposto dalla trasmissione radiofonica di Caterpillar sul risparmio energetico. Per questo chiederemo ai nostri dirigenti, militanti e simpatizzanti di partecipare attivamente il 15 febbraio spegnendo le luci delle nostre sedi e delle nostre case" è quanto dichiara Vincenzo Galizia Presidente nazionale del Fronte Verde.
Roma - Il movimento politico ecologico "Fronte Verde" aderisce, come lo scorso anno, a "M'illumino di meno" la giornata internazionale del risparmio energetico. Per il quarto anno consecutivo Caterpillar, il noto programma di Radio2, in onda tutti i giorni dalle 18 alle 19.30, lancia per il 15 febbraio 2008 "M'illumino di meno", una grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 15 febbraio 2008 dalle ore 18. Semplici cittadini, scuole, aziende, musei, gruppi multinazionali, astrofili, società sportive, gruppi scout, istituzioni, associazioni di volontariato, università, cral aziendali, ristoranti, negozianti e artigiani uniti per diminuire i consumi in eccesso e mostrare all'opinione pubblica come un altro utilizzo dell'energia sia possibile. "Condividiamo il gesto simbolico proposto dalla trasmissione radiofonica di Caterpillar sul risparmio energetico. Per questo chiederemo ai nostri dirigenti, militanti e simpatizzanti di partecipare attivamente il 15 febbraio spegnendo le luci delle nostre sedi e delle nostre case" è quanto dichiara Vincenzo Galizia Presidente nazionale del Fronte Verde.
Hong Kong, attiviste Peta nude contro le pellicce
La Redazione
Le attiviste dell'importante associazione americana PETA (People for the etical treatment of animals) hanno sfilato per le strade di Hong Kong in difesa dei diritti degli animali e contro le pellicce. In occasione della settimana di Alta Moda dedicata alle pellicce di Hong Kong, le attiviste della PETA hanno attirato l'attenzione dei passanti e dei media con i loro slogan a favore del vegetarianesimo e in difesa degli animali, tra gli altri "Preferiremmo andare in giro nude piuttosto che indossare una pelliccia". 
Le attiviste dell'importante associazione americana PETA (People for the etical treatment of animals) hanno sfilato per le strade di Hong Kong in difesa dei diritti degli animali e contro le pellicce. In occasione della settimana di Alta Moda dedicata alle pellicce di Hong Kong, le attiviste della PETA hanno attirato l'attenzione dei passanti e dei media con i loro slogan a favore del vegetarianesimo e in difesa degli animali, tra gli altri "Preferiremmo andare in giro nude piuttosto che indossare una pelliccia".
14/01/08
In principio fu Alex, costruttori di ponti
di Umberto Croppi
Rovisto nel mio archivio e tra i ritagli di giornale che riguardano Alex Langer trovo una cronaca dei suoi funerali apparsa sull’Unità il 7 luglio del ’95. Alex si era suicidato impiccandosi ad un albicocco, a Pian dei Giullari sopra Firenze, dove abitava, dove Bargellini ambienta una delle sue opere più famose, dove Papini svolgeva i suoi peripatetici incontri con Soffici, dove ha speso il suo tempo Spadolini. Un articolo di cui avevo perso la memoria, contiene queste righe: «A Paolo Cesari, docente bolognese, piace ricordare come Alexander abbia “convertito” il dirigente missino Umberto Croppi, che in un primo momento querelò Langer ma poi, grazie a quella denuncia, si conobbero fino al punto che Croppi divenne socio fondatore dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”». Tutto vero, anche se più che una conversione fu una convergenza, un incontro, di quelli in cui ci si cambia.
Rovisto nel mio archivio e tra i ritagli di giornale che riguardano Alex Langer trovo una cronaca dei suoi funerali apparsa sull’Unità il 7 luglio del ’95. Alex si era suicidato impiccandosi ad un albicocco, a Pian dei Giullari sopra Firenze, dove abitava, dove Bargellini ambienta una delle sue opere più famose, dove Papini svolgeva i suoi peripatetici incontri con Soffici, dove ha speso il suo tempo Spadolini. Un articolo di cui avevo perso la memoria, contiene queste righe: «A Paolo Cesari, docente bolognese, piace ricordare come Alexander abbia “convertito” il dirigente missino Umberto Croppi, che in un primo momento querelò Langer ma poi, grazie a quella denuncia, si conobbero fino al punto che Croppi divenne socio fondatore dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”». Tutto vero, anche se più che una conversione fu una convergenza, un incontro, di quelli in cui ci si cambia. Maturato, affinato nel corso di molti anni. La querela risaliva al tempo in cui era direttore di Lotta Continua, l’approfondimento della nostra conoscenza avvenne quando lui era ormai leader dei Verdi italiani. Il movimento che lui aveva contribuito in maniera determinante a fondare, riunendo l’arcipelago di liste e associazioni che si andavano spontaneamente formando: lui tenne la relazione introduttiva al primo convegno convocato a Firenze nel 1984. Già in quell’inizio Langer sottolineò che i Verdi avrebbero dovuto affermare la propria alterità rispetto al binomio destra-sinistra, «Bisognerebbe, a mio giudizio, che i "verdi" riuscissero a sfuggire alla polarizzazione un po' consunta tra destra e sinistra, che oggi - nonostante il "sorpasso" comunista - ha esaurito molto della sua dialettica innovatrice e trasformatrice di un tempo» e considerarsi un movimento di passaggio, “biodegradabile”,una metafora della transizione. Tanto che già tre anni dopo cominciò a invocarne lo scioglimento per determinare nuove sintesi, in un processo di “solve et coagula”, provocando spesso la derisione se non l’ira di molti suoi colleghi, ecoparlamentari di professione. Nato a Vipiteno da un viennese di origine ebraica e da una madre altoatesina cattolica aveva sviluppato robusti anticorpi contro ogni gabbia etnica, tanto da sottrarsi all’obbligo di indicare una appartenenza al momento del censimento del 1991, scelta che gli precluse la strada alla candidatura che lo avrebbe portato, con ragionevole certezza, a divenire sindaco di Bolzano. Questa necessità
dell’apertura, della contaminazione è stata la vera costante nell’azione culturalee politica di Alex, che lo portò ad essere spasmodicamente attivo nel tentativo di creare ponti nel momento in cui il disgregarsi della Juogoslavia si condensava drammaticamente nei grumi identitari delle popolazioni balcaniche. Fu questa in base a questa stessa matrice che prese radicalmente le distanze dalla visione “etnica” della politica che ‘aveva caratterizzato i nostri anni Settanta e mise in atto incursioni in campi contrapposti impensabili ancora ai nostri giorni. Come quando nell’85, si chiese con un articolo apparso su Alfabeta: «Quanto sono verdi i conservatori, quanto conservatori i verdi», tema a cui, in seguito, dedicherà un convegno, o come quando nel 1987, insieme ad altri 21 esponenti verdi, firmò un documento a sostegno di quello redatto dall’allora cardinale Ratzinger contro la ricerca sulle modificazioni genetiche (che provocò reazioni risentite all’interno della sinistra), arrivando a esprimere «soddisfazione per l’Istruzione vaticana sulla bio-etica, in quanto rifiuta ogni forma di manipolazione genetica (perché di questa si parla!) e riafferma il primato dell’etica sulla scienza e le sue applicazioni.» (il manifesto, 7 maggio 1987). Non sfuggì a Langer quanto, tra gli altri, Giorgio Galli sottolineava nel numero di marzo di Panorama mese, in un servizio intitolato “Tramonta il disordine nero, forse nasce l’ordine verde”, individuando nell’ecologismo uno dei probabili, imminenti, orizzonti della destra, di una certa destra europea. Infatti i suoi contatti con il sottoscritto, dirigente missino, non furono episodi di simpatia tra due irregolari della politica, Alex accettò di partecipare a incontri della Nuova Destra e nell’imminenza delle elezioni europee del 1989 propose a Mario Tonin, professore di fisica a Padova, appartenente ad una nota famiglia veneziana di destra, di candidarsi nella testa di lista dei Verdi per le elezioni europee. L’operazione non riuscì ma il tentativo stesso aveva in sé il carattere del percorso che
Langer voleva indicare, valutando con naturalezza e senza enfasi non tanto la trasgressione politica quanto l’apporto di competenza e di serietà che sarebbe derivato da quella scelta. Non era un percorso facile e il suo stesso cammino fu pieno di incomprensioni, schiacciato tra l’affetto di quanti venivano coinvolti dal suo carisma discreto, dal suo incessante attivismo e l’incomprensione dei più, troppo coinvolti, troppo strumentalmente coinvolti, negli schemi rigidi di una politica funzionali più al mantenimento di posizioni di rendita che alla realizzazione di una costruzione nuova. Sentì così forte il peso di questa responsabilità, di questa contraddizione che non se la sentì di andare avanti, lasciando ad altri il compito, come scrisse nel suo laconico commiato di continuare “in ciò che era giusto”.
dell’apertura, della contaminazione è stata la vera costante nell’azione culturalee politica di Alex, che lo portò ad essere spasmodicamente attivo nel tentativo di creare ponti nel momento in cui il disgregarsi della Juogoslavia si condensava drammaticamente nei grumi identitari delle popolazioni balcaniche. Fu questa in base a questa stessa matrice che prese radicalmente le distanze dalla visione “etnica” della politica che ‘aveva caratterizzato i nostri anni Settanta e mise in atto incursioni in campi contrapposti impensabili ancora ai nostri giorni. Come quando nell’85, si chiese con un articolo apparso su Alfabeta: «Quanto sono verdi i conservatori, quanto conservatori i verdi», tema a cui, in seguito, dedicherà un convegno, o come quando nel 1987, insieme ad altri 21 esponenti verdi, firmò un documento a sostegno di quello redatto dall’allora cardinale Ratzinger contro la ricerca sulle modificazioni genetiche (che provocò reazioni risentite all’interno della sinistra), arrivando a esprimere «soddisfazione per l’Istruzione vaticana sulla bio-etica, in quanto rifiuta ogni forma di manipolazione genetica (perché di questa si parla!) e riafferma il primato dell’etica sulla scienza e le sue applicazioni.» (il manifesto, 7 maggio 1987). Non sfuggì a Langer quanto, tra gli altri, Giorgio Galli sottolineava nel numero di marzo di Panorama mese, in un servizio intitolato “Tramonta il disordine nero, forse nasce l’ordine verde”, individuando nell’ecologismo uno dei probabili, imminenti, orizzonti della destra, di una certa destra europea. Infatti i suoi contatti con il sottoscritto, dirigente missino, non furono episodi di simpatia tra due irregolari della politica, Alex accettò di partecipare a incontri della Nuova Destra e nell’imminenza delle elezioni europee del 1989 propose a Mario Tonin, professore di fisica a Padova, appartenente ad una nota famiglia veneziana di destra, di candidarsi nella testa di lista dei Verdi per le elezioni europee. L’operazione non riuscì ma il tentativo stesso aveva in sé il carattere del percorso che
Langer voleva indicare, valutando con naturalezza e senza enfasi non tanto la trasgressione politica quanto l’apporto di competenza e di serietà che sarebbe derivato da quella scelta. Non era un percorso facile e il suo stesso cammino fu pieno di incomprensioni, schiacciato tra l’affetto di quanti venivano coinvolti dal suo carisma discreto, dal suo incessante attivismo e l’incomprensione dei più, troppo coinvolti, troppo strumentalmente coinvolti, negli schemi rigidi di una politica funzionali più al mantenimento di posizioni di rendita che alla realizzazione di una costruzione nuova. Sentì così forte il peso di questa responsabilità, di questa contraddizione che non se la sentì di andare avanti, lasciando ad altri il compito, come scrisse nel suo laconico commiato di continuare “in ciò che era giusto”.Umberto Croppi, nato a Roma nel 1956 è un giornalista e politico italiano. Direttore generale della Fondazione Valore Italia (Esposizione permanente del Made in Italy e del Design italiano), presidente della IV sezione del Consiglio Superiore delle Comunicazioni e componente del Consiglio del Design del Ministero per i Beni Culturali. Fondatore e presidente del Movimento dei Giovani Disoccupati, è stato tra gli ideatori-organizzatori delle nuove forme espressive della cultura di destra degli anni '70, tra cui i famosi Campi Hobbit. Uscito dal Msi nel 1991 si è impegnato nei nuovi soggetti della politica italiana di quegli anni (tra cui La Rete e i Verdi), è stato consigliere regionale del Lazio, capogruppo dei Verdi. E’ stato tra i fondatori di Nessuno tocchi Caino, lega internazionale per l’abolizione della pena di morte. Ha collaborato e collabora amatorialmente con numerose testate giornalistiche e radiofoniche, tra queste L’Indipendente, Il Riformista, Il Foglio, Il Secolo d’Italia, Charta Minuta.
articolo tratto da "Il Secolo d'Italia"
biografia a cura della redazione di Freccia Verde
12/01/08
Inceneritori. Nessun commento.
Tabella estrapolata dalla relazione "Effetti sulla salute associati alla residenza in prossimità degli inceneritori" del dr. Pietro Comba e della dr.ssa Lucia Fazzo del Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell'Istituto Superiore di Sanità, e del dr. Fabrizio Bianchi dell'Istituto di Fisiologia Climatica, Sezione di Epidemiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, presentata al workshop "Gli impianti di termovalorizzazione dei RSU: aspetti tecnologici ed impatto sulla salute" tenutosi a Torino il 29 e 30 novembre 2007 ed organizzato da Arpa Piemonte. Scarica la relazione completatratto da www.beppegrillo.it
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10/01/08
Rifiuti
di Marco Travaglio
Uno si ripromette per l’anno nuovo di essere più buono, di non fare il qualunquista, di trovare qualcosa che non va nelle invettive di Beppe Grillo, poi accende la tv o legge un giornale e diventa più cattivo, più qualunquista e più grillista. La situazione è questa: la Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi.
articolo tratto da www.voglioscendere.it
Uno si ripromette per l’anno nuovo di essere più buono, di non fare il qualunquista, di trovare qualcosa che non va nelle invettive di Beppe Grillo, poi accende la tv o legge un giornale e diventa più cattivo, più qualunquista e più grillista. La situazione è questa: la Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).
Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa. Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso. Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.
Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.
La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).
Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica.
Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa. Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso. Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.

Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.
La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).
Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica.
Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato.
E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che - di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene - è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.
Ps. Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione.
Ps. Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione.
Marco Travaglio, nato a Torino nel 1964 è un giornalista e scrittore. Laureato in "Lettere" ed in "Storia Contemporanea". Ha collaborato con "Il Giornale" e "Il Borghese" ed è stato redattore ne "La Voce" di Montanelli. Nel 1998 è stato assunto a "La Repubblica" dove tuttora lavora. Dal 14 settembre 2006 è ospite fisso nella trasmissione di approfondimento giornalistico Anno Zero, condotta da Michele Santoro, dove conduce una rubrica dal titolo "Arrivano i mostri". Tra le sue ultime battaglie si ricorda una decisa opposizione alla legge di indulto del 2006 promulgata dal Parlamento, considerata un indegno "colpo di spugna" a favore della parte corrotta della classe politica. L'8 settembre 2007 ha aderito al V-Day lanciato da Beppe Grillo, partecipando alla manifestazione di Bologna.
articolo tratto da www.voglioscendere.it
biografia a cura della redazione di Freccia Verde.
Emergenza rifiuti, Vincenzo Galizia: "Pecoraro, Bassolino e Iervolino dimettetevi !"
Comunicato Stampa Fronte Verde
Roma - Sull'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania è intervenuto il Presidente nazionale del Fronte Verde Vincenzo Galizia che ha dichiarato: "siamo arrivati ad una situazione insostenibile, ad un punto di non ritorno per colpa di chi governa la regione, la provincia e il comune da oltre quindici anni, oltre naturalmente all'attuale governo. Per questo si dovrebbero dimettere il Ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, il Presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Iervolino. Perché la politica campana, e specialmente quella del centrosinistra, ha scelto di coltivare gli interessi delle grandi multinazionali, che fanno da unione tra la malapolitica e la malavita organizzata, piuttosto che quello dei cittadini, che ora subiscono le conseguenze di queste scellerate politiche. In special modo il ministro Pecoraro Scanio si trova in grave difficoltà, perché da una parte deve dimostrare la validità di gestione di questi interessi e dall'altra conservare un'immagine di difesa dell'ambiente e dei cittadini."
Roma - Sull'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania è intervenuto il Presidente nazionale del Fronte Verde Vincenzo Galizia che ha dichiarato: "siamo arrivati ad una situazione insostenibile, ad un punto di non ritorno per colpa di chi governa la regione, la provincia e il comune da oltre quindici anni, oltre naturalmente all'attuale governo. Per questo si dovrebbero dimettere il Ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, il Presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Iervolino. Perché la politica campana, e specialmente quella del centrosinistra, ha scelto di coltivare gli interessi delle grandi multinazionali, che fanno da unione tra la malapolitica e la malavita organizzata, piuttosto che quello dei cittadini, che ora subiscono le conseguenze di queste scellerate politiche. In special modo il ministro Pecoraro Scanio si trova in grave difficoltà, perché da una parte deve dimostrare la validità di gestione di questi interessi e dall'altra conservare un'immagine di difesa dell'ambiente e dei cittadini."
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09/01/08
Obiettivo decrescita
di Marco Cottignoli
Non è certo una novità per noi sostenere che il sistema produttivo- economico attuale, oltre ad essere dannoso, è pure insostenibile.
L’economia attuale è un pericoloso inganno dalla quale dobbiamo al più presto liberarci ma la difficoltà è enorme perché le due grandi ideologie che hanno condotto ed ancora condizionano, in una maniera od in una altra le sorti dei Popoli, liberismo e marxismo, concordano sull’idea che l’essenziale, risiede proprio nell’economia, fondatrice di ogni ricchezza possibile. Prima di implodere le società contemporanee devono, se vogliono sopravvivere, rivoluzionare la propria concezione di crescita perché è assolutamente impossibile una crescita indefinita e senza freni. Bisogna abbandonare il dogma dell'economia, del progresso e dello sviluppo industriale infinito e cancellare il disegno mondialista, fondato sulla logica della produzione e del profitto e che produce, alla fine, una immensa deculturazione di massa. Fermare questo processo significa anche contrastare la globalizzazione spesso travestita di afflati umanitari e di false promesse di democrazia.
Occorre una rivoluzione di pensiero per contrastare la visione totalitaria che colloca l’economicismo al di sopra di tutto.
Non è certo una novità per noi sostenere che il sistema produttivo- economico attuale, oltre ad essere dannoso, è pure insostenibile. Per questa ragione ci siamo interessati alle conferenze organizzate, in questo ultimo mese, da noti docenti e studiosi, proprio su tale argomento, che non solo mettevano in serio dubbio l’organizzazione economica contemporanea ma che vertevano anche sul tema della decrescita. Non è necessario essere dei geni per riuscere a prevedere che il capital-consumismo non potrà durare all’infinito: consumo delle risorse naturali, inquinamento, sfruttamento e disoccupazione lavorativa, decadimento sociale e guerre. A ciò si aggiunga la degradante, opprimente ed omologante cultura della massificazione globale ad esso connesso. Eppure l’ingranaggio è ben lungi dall’incepparsi visto che il dominante sistema liberalcapitalista odierno, nella propria vorticosa spira, continua a riporre nella crescita del prodotto interno lordo, nei ritmi forsennati di produzione, nei bisogni continuamente indotti, il senso stesso dell'attività produttiva e dell'intera economia mondiale, grazie al sostegno della maggior parte degli economisti, dei politici, degli industriali e dei sindacati ma, soprattutto, della finanza apolide e delle tecnocrazie internazionali, attenti solo ai bilanci in attivo ed ai profitti del libero mercato.
L’economia attuale è un pericoloso inganno dalla quale dobbiamo al più presto liberarci ma la difficoltà è enorme perché le due grandi ideologie che hanno condotto ed ancora condizionano, in una maniera od in una altra le sorti dei Popoli, liberismo e marxismo, concordano sull’idea che l’essenziale, risiede proprio nell’economia, fondatrice di ogni ricchezza possibile. Prima di implodere le società contemporanee devono, se vogliono sopravvivere, rivoluzionare la propria concezione di crescita perché è assolutamente impossibile una crescita indefinita e senza freni. Bisogna abbandonare il dogma dell'economia, del progresso e dello sviluppo industriale infinito e cancellare il disegno mondialista, fondato sulla logica della produzione e del profitto e che produce, alla fine, una immensa deculturazione di massa. Fermare questo processo significa anche contrastare la globalizzazione spesso travestita di afflati umanitari e di false promesse di democrazia. Per fare ciò, è necessaria una rivoluzione del pensiero che investa gli aspetti economici, sociali, culturali, che non sia subordinato ma contrapposto al profitto, alla speculazione. all'accumulazione del capitale. Lo stesso concetto di crescita deve mutare: non può più riferirsi alle sole quantità prodotte, svincolato dagli effetti sociali ed ecologici ma deve avere come obiettivo il benessere umano, l’alfabetizzazione, la cultura, la sanità…Dobbiamo agire, ripensando radicalmente i nostri stili di vita, rifondando la società secondo un modello alternativo a quello mercantilista, produttivista e consumista.
Scegliere la strada della decrescita significa non solo limitare la quantità delle merci, riducendo l'uso di merci che comportano inutilità e bisogni fittizi ma anche sostituire le merci-oggetto con beni che abbiano la visione del senso etico del dono, della reciprocità, della comunità. In tale contesto sarà possibile sostituire l’impresa capitalista, fatta da capitali, interessi, quote, azioni e da consigli di amministrazione che perseguono meramente i propri fini, con l’impresa socializzata che, invece, amministra e si serve del capitale per raggiungere il fine corporativo della solidità e del progresso della economia nazionale. In tale realtà l’impresa rappresenterà l’insieme di volontà, di iniziative, di capacità organizzative e tecniche dell’intero popolo, finalmente consapevole e responsabile non solo dell’azienda ma anche dell’economia di tutta la Nazione.
Scegliere la strada della decrescita significa non solo limitare la quantità delle merci, riducendo l'uso di merci che comportano inutilità e bisogni fittizi ma anche sostituire le merci-oggetto con beni che abbiano la visione del senso etico del dono, della reciprocità, della comunità. In tale contesto sarà possibile sostituire l’impresa capitalista, fatta da capitali, interessi, quote, azioni e da consigli di amministrazione che perseguono meramente i propri fini, con l’impresa socializzata che, invece, amministra e si serve del capitale per raggiungere il fine corporativo della solidità e del progresso della economia nazionale. In tale realtà l’impresa rappresenterà l’insieme di volontà, di iniziative, di capacità organizzative e tecniche dell’intero popolo, finalmente consapevole e responsabile non solo dell’azienda ma anche dell’economia di tutta la Nazione.
Marco Cottignoli, nato a Trieste nel 1968, è giornalista pubblicista e scrittore. Coordinatore regionale Friuli Venezia Giulia del Fronte Verde. Laureato in filosofia con specializzazione in tradizioni popolari. Nel 1988 vince il premio speciale nel concorso nazionale di poesia “Umberto Saba”; è presente nella relativa antologia “Venti poeti per Umberto Saba” (A.C. Exploit des Arts ed.); nel 1998 è finalista nella sezione silloge al Premio internazionale di Poesia “Golfo di Patti” ed è presente nella relativa antologia di poesia; una sua poesia è pubblicata nell’Agenda Poetica 1999 (Nicola Calabria ed.). Sta completando una ricerca sul campo delle tradizioni orali popolari a Trieste.
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08/01/08
Strage Acca Larentia, il ricordo di Federico Zamboni
Federico Zamboni ricorda così Stefano Recchioni: «Era proprio Capodanno? Era esattamente la sera del 31 dicembre 1977? O era invece subito prima, o subito dopo? Non me lo ricordo più. Mi ricordo solo che è stata l’ultima volta che ci siamo visti con Stefano Recchioni. E che, anche quella sera, l’espressione dominante sul suo viso, nei suoi occhi chiari, era quella di una bella serenità. Altri no. Altri avevano sempre, o quasi, un’aria più concentrata. Più tesa. Arrivavi in sezione (non che io ci capitassi così spesso) e li vedevi serissimi, vigili, sprofondati nella propria idea di militanza. Come se le cose potessero precipitare da un istante all’altro. Come se l’unica maniera di sopravvivere, in senso sia figurato che reale, fosse rinserrare i ranghi e tenersi pronti al peggio. In qualsiasi momento. In qualsiasi microsecondo della giornata. Stefano tendeva a sorridere, invece. Anche nei momenti di maggiore serietà l’impressione che mi dava era lontanissima dalla cupezza. Come è giusto che sia, quando si è ancora così giovani, sembrava che qualsiasi cosa, anche la più spiacevole, fosse nulla di più che un’ombra passeggera, destinata a svanire senza lasciare strascichi. Stefano, per così dire, mi faceva pensare a un pilota esordiente che sta scaldando il motore prima della gara. Un pilota che ha le sue chances di fare bene. Un pilota che sa, che sente, di averle. E questo è il prima. Il seguito mi arriva addosso di colpo la sera del 7 gennaio. Sono a casa che non faccio niente, se non ascoltare la radio in attesa della cena. Comincia il notiziario e annunciano che un ragazzo “di destra” è stato colpito da un proiettile esploso dalle forze dell’ordine. Non faccio in tempo a chiedermi chi può essere. Non faccio in tempo a pensare a nulla. “Stefano Recchioni”, dice lo speaker. Bisogna esserci passati, credo. Bisogna aver sentito dentro la stessa scossa di assoluta incredulità, un attimo prima, e di spaventosa certezza, un attimo dopo. La sensazione dell’ingiustizia: non la generica ingiustizia di un ragazzo che rimane vittima di un incidente, ma l’ingiustizia intollerabile di un amico che è stato colpito a freddo. Sangue chiama sangue. La violenza ingiusta chiede vendetta. Mai come quella volta, né prima né dopo, mi sono trovato di fronte all’abisso della lotta armata».Federico Zamboni, nato a Milano nel 1958 ma cresciuto a Roma, è giornalista e conduttore radiofonico. Tra il 1979 e il 1981, con lo pseudonimo di Claudio Fossati, ha tenuto una rubrica (quasi) fissa sul quindicinale “Linea”, dedicata a quella che allora si chiamava la “musica giovanile”. Dopo aver smesso di scrivere articoli per circa 15 anni, dedicandosi a tutt’altre cose, ha ripreso a pubblicare regolarmente nel 2000. Prima su “Ideazione.com”, poi sui quotidiani “Linea”, di cui è stato caporedattore fino al maggio scorso, e “Il Secolo d’Italia” dove cura una rubrica del domenicale.
07/01/08
Strage Acca Larentia, il ricordo di Biagio Cacciola
Sulla strage di Acca Larentia avvenuta il 7 gennaio 1978 che vide la morte di tre giovani missini Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti e Stefano Recchioni è intervenuto il prof. Biagio Cacciola, Presidente del Centro Studi del Fronte Verde “condivido tutto, soprattutto il pudore di fronte a una tragedia. Stavo accanto a Stefano Recchioni quando fu colpito solo perché manifestava chiedendo giustizia. Non potrò mai dimenticare la notte in cui al San Giovanni la madre lo vegliò disperata. La coscienza non mi permette nemmeno per un attimo di non essere riservato pensando alle sorti di quei fratelli”. 04/01/08
Beppe Grillo fatti non foste a viver come consumatori
di Federico Zamboni
Tutti contenti, quando Beppe Grillo faceva solo ridere. Quando il suo obiettivo sembrava essere lo stesso degli innumerevoli altri “volti nuovi” della televisione: emergere dalla massa delle aspiranti star e acchiappare il successo.
Tutti contenti, quando Beppe Grillo faceva solo ridere. Quando il suo obiettivo sembrava essere lo stesso degli innumerevoli altri “volti nuovi” della televisione: emergere dalla massa delle aspiranti star e acchiappare il successo. La popolarità. I quattrini. Ritagliandosi così uno spazio più o meno stabile nell’immenso, e perennemente aggiornato, Album Panini della Notorietà Nazionale. Un posto al sole. Un posto nel coro. Tutti tranquilli, all’epoca. Perché si sa come sono i comici. Soffiano sul fuoco delle polemiche, e polemichette, del momento e fanno a gara a chi sprizza più scintille. Scintille, non fiammate. Scintille che un attimo prima richiamano lo sguardo e un attimo dopo sono già svanite, risucchiate dal buio. O dalla canna del camino. Oppure (‘sti bricconi) masticano di gran carriera il chewing-gum della cronaca e ci tirano fuori tanti bei palloncini colorati. Ooooh: guarda come si gonfiano. Buuum: senti come scoppiano. Aaaah: tranquilli, non fanno male a nessuno. Quel Beppe Grillo lì andava bene. Anche perché dava una bella mano a tirare su gli indici di ascolto, prima ed essenziale ragion d’essere del baraccone televisivo. Sei telegatti. 22 milioni di audience durante l’incursione al Festival di Sanremo del 1989. Cifre troppo apprezzabili, e appetibili, per rinunciarvi a cuor leggero. «Quando lavoravo alla Rai, ogni sabato sera, prima di andare in onda, mi chiamava il direttore generale Biagio Agnes: “Con la stima che ci lega, signor Grillo, si ricordi che lei si rivolge alle famiglie”. Io regolarmente rispondevo: “Non c'è nessuna stima, signor Agnes, fra me e la sua famiglia...”. La censura della Rai democristiana non era brutale e intimidatoria, violenta e ottusa come quella di oggi. Non cercava di annientarti, di rovinarti con le denunce. Era più bonaria, famigliare, melliflua. Si presentava col volto del vecchio zio burbero-benefico, che ti dà buoni consigli per il tuo bene. E tu, con un po' di astuzia, la potevi aggirare». Poi, però, le cose sono cambiate: un po’ per volta, com’è normale in un viaggio che non si attiene a un itinerario prefissato, ma anche con delle accelerazioni improvvise. Con delle scartate (a sinistra?!) imprevedibili. A forza di usare la sua interiezione preferita – “Ma avete visto?!” – Grillo deve aver cominciato a domandarselo a sua volta. Ma ho visto? Ho visto davvero? Ho capito realmente, e fino in fondo, quello che c’era da capire? La risposta dev’essere stata negativa, almeno in parte. Benché le chiavi di lettura più impegnative rimanessero ancora di là da venire, ha iniziato ad affiorare un atteggiamento diverso.
I vizi e le assurdità della vita pubblica e privata, ovverosia le classiche cose che colpiscono l’attenzione di un comico che sia qualcosa di meglio di un battutista da avanspettacolo, hanno smesso di essere solo degli spunti efficaci per scatenare le risa del pubblico e si sono trasformate nei punti di partenza di una vera e propria riflessione. Dettagli di un disegno che in larga misura restava nascosto. Tracce di fenomeni assai più vasti di quanto appariva a prima vista. Indizi, forse, di strategie così capillari, e coerenti, e ciniche, da sconfinare nella macchinazione, su vasta o vastissima scala. Il comico Beppe Grillo, professionista di grandissimo successo, ha cominciato a dover fare i conti col signor Giuseppe Grillo, individuo di inesauribile curiosità. Logico: nonostante tutti i vantaggi e i privilegi che se ne possono trarre, non è che l’appartenenza al mondo dello spettacolo ti collochi del tutto in un universo distinto da quello abitato dalla gente qualsiasi. Sia pure in modo più sfumato, grazie alle mille barriere protettive assicurate dalla ricchezza e dalla fama, le ripercussioni dei grandi fenomeni sociali ed economici, italiani e internazionali, finiscono col coinvolgerti comunque.
I vizi e le assurdità della vita pubblica e privata, ovverosia le classiche cose che colpiscono l’attenzione di un comico che sia qualcosa di meglio di un battutista da avanspettacolo, hanno smesso di essere solo degli spunti efficaci per scatenare le risa del pubblico e si sono trasformate nei punti di partenza di una vera e propria riflessione. Dettagli di un disegno che in larga misura restava nascosto. Tracce di fenomeni assai più vasti di quanto appariva a prima vista. Indizi, forse, di strategie così capillari, e coerenti, e ciniche, da sconfinare nella macchinazione, su vasta o vastissima scala. Il comico Beppe Grillo, professionista di grandissimo successo, ha cominciato a dover fare i conti col signor Giuseppe Grillo, individuo di inesauribile curiosità. Logico: nonostante tutti i vantaggi e i privilegi che se ne possono trarre, non è che l’appartenenza al mondo dello spettacolo ti collochi del tutto in un universo distinto da quello abitato dalla gente qualsiasi. Sia pure in modo più sfumato, grazie alle mille barriere protettive assicurate dalla ricchezza e dalla fama, le ripercussioni dei grandi fenomeni sociali ed economici, italiani e internazionali, finiscono col coinvolgerti comunque. Le guerre. Il terrorismo. La grande delinquenza e la microcriminalità. L’inquinamento. Il degrado della politica. L’abuso come prassi abituale. Il signor Giuseppe Grillo ha rivendicato il suo diritto di capire. Il comico Beppe Grillo non si è opposto. Al contrario: ha messo le sue risorse e le sue capacità al servizio di quella ricerca, in attesa di usare le proprie doti per comunicarne i risultati anche al pubblico. Ma guarda: oltre ai soliti percorsi
della comicità, che partono dai fatterelli e si allontanano dalla realtà in direzione della caricatura (dell’iperbole, del paradosso), ce ne poteva essere un altro. Invece di restare il supremo punto d’arrivo, il traguardo decisivo, e irrinunciabile, della sua abilità di intrattenitore, le risate del pubblico hanno preso ad assumere un valore diverso. Benché importantissime, per riscaldare l’atmosfera e ottenere la massima partecipazione, le risate hanno iniziato a essere un mezzo, piuttosto che un fine. Uno strumento da utilizzare per raggiungere un obiettivo più complesso del puro e semplice divertimento. L’onda d’urto che investe il muro dell’omologazione e permette, se non proprio di abbatterlo all’istante, di aprirvi delle crepe vistose. Delle vie di fuga, se preferite. E’ quello che è successo. I risultati delle sue ricerche, dei suoi approfondimenti, delle sue indagini, si sono andati a riversare nei suoi monologhi. Con gli effetti che sappiamo. Appena è stato chiaro che lui non voleva soltanto far ridere ma anche far pensare, e, per di più, fino al punto di modificare in profondità il modo di ragionare di chi stava ad ascoltarlo, la sua presenza in televisione è diventata troppo ingombrante. Ed è scattato l’ostracismo. Le porte della RAI si sono chiuse. Quelle di Mediaset non si erano mai aperte. L’unica cosa che restava da fare (Giorgio Gaber docet) era infischiarsene dell’agorà virtuale della televisione e dedicarsi, con tutto il gusto e con tutta la fatica del teatro itinerante, alle piazze reali. Città e cittadine sparse per la penisola. Gente in carne e ossa. Ogni sera la sfida, e l’adrenalina, di una folla da conquistare. Ogni volta le incognite, e le sorprese, di un’idea di spettacolo da reinventare: sempre meno intrattenimento, sempre più psicodramma collettivo. Se siete qui per non pensare avete sbagliato indirizzo. Non è mica il filmone di Natale di Boldi & De Sica. Qui si ride, come no, ma c’è anche tutto il resto. E il resto non è affatto un optional. Il resto è la sostanza. Il vero motivo per cui sono venuto fin qui. Per cui è valsa la pena di venirci. I monologhi diventano arringhe. Esplicite. Programmatiche. Piene di verve e di battute ma, ancora di più, colme di dati, di ragionamenti, di rivelazioni. A cominciare dalla rivelazione fondamentale. La più nascosta. La più negata. Ecco qua, signore e signori, grandi e piccini, elettori di destra, di sinistra, di centro, egregi concittadini strapazzati, o peggio, in nome del Pil. Ecco qua: siamo vittime di un inganno clamoroso. Generalizzato. Pressoché invincibile. «Alcuni amici - chimici, fisici, professori universitari - mi hanno aperto gli occhi. Mi hanno fatto capire che tutto dipende dall’economia. Mi hanno fatto scoprire quella clinica per malati mentali che è un supermercato, cosa c'è dietro un formaggino». Il denaro: perché il potere di emettere nuova moneta spetta alle banche centrali, cioè a società private, invece che allo Stato, cioè a noi cittadini? Il petrolio: che fine hanno fatto le automobili che fanno 100 chilometri con due litri di benzina? E quelle a idrogeno? E quelle ad aria compressa? I farmaci: troppi, non sempre sicuri, sempre strapieni di controindicazioni. Il mito della velocità: colazione a Roma, pranzo a New York, cena a Los Angeles. Cosa c’è di più bello? Di più eccitante? Di più idiota? Domande su domande. Come in un’indagine che comincia da un nonnulla (i quattrosoldi della
tangente a Mario Chiesa per il “Pio Albergo Trivulzio”) e che si espande al di là di ogni possibile previsione. Una sorta di tangentopoli planetaria. Però senza giudici che si danno da fare. Senza nemmeno la parvenza di una scissione tra lo Stato che si è corrotto e lo Stato che combatte la corruzione. Solo – ed è così poco, ed è così tanto – le domande di chi non è disposto a fare finta di nulla.
della comicità, che partono dai fatterelli e si allontanano dalla realtà in direzione della caricatura (dell’iperbole, del paradosso), ce ne poteva essere un altro. Invece di restare il supremo punto d’arrivo, il traguardo decisivo, e irrinunciabile, della sua abilità di intrattenitore, le risate del pubblico hanno preso ad assumere un valore diverso. Benché importantissime, per riscaldare l’atmosfera e ottenere la massima partecipazione, le risate hanno iniziato a essere un mezzo, piuttosto che un fine. Uno strumento da utilizzare per raggiungere un obiettivo più complesso del puro e semplice divertimento. L’onda d’urto che investe il muro dell’omologazione e permette, se non proprio di abbatterlo all’istante, di aprirvi delle crepe vistose. Delle vie di fuga, se preferite. E’ quello che è successo. I risultati delle sue ricerche, dei suoi approfondimenti, delle sue indagini, si sono andati a riversare nei suoi monologhi. Con gli effetti che sappiamo. Appena è stato chiaro che lui non voleva soltanto far ridere ma anche far pensare, e, per di più, fino al punto di modificare in profondità il modo di ragionare di chi stava ad ascoltarlo, la sua presenza in televisione è diventata troppo ingombrante. Ed è scattato l’ostracismo. Le porte della RAI si sono chiuse. Quelle di Mediaset non si erano mai aperte. L’unica cosa che restava da fare (Giorgio Gaber docet) era infischiarsene dell’agorà virtuale della televisione e dedicarsi, con tutto il gusto e con tutta la fatica del teatro itinerante, alle piazze reali. Città e cittadine sparse per la penisola. Gente in carne e ossa. Ogni sera la sfida, e l’adrenalina, di una folla da conquistare. Ogni volta le incognite, e le sorprese, di un’idea di spettacolo da reinventare: sempre meno intrattenimento, sempre più psicodramma collettivo. Se siete qui per non pensare avete sbagliato indirizzo. Non è mica il filmone di Natale di Boldi & De Sica. Qui si ride, come no, ma c’è anche tutto il resto. E il resto non è affatto un optional. Il resto è la sostanza. Il vero motivo per cui sono venuto fin qui. Per cui è valsa la pena di venirci. I monologhi diventano arringhe. Esplicite. Programmatiche. Piene di verve e di battute ma, ancora di più, colme di dati, di ragionamenti, di rivelazioni. A cominciare dalla rivelazione fondamentale. La più nascosta. La più negata. Ecco qua, signore e signori, grandi e piccini, elettori di destra, di sinistra, di centro, egregi concittadini strapazzati, o peggio, in nome del Pil. Ecco qua: siamo vittime di un inganno clamoroso. Generalizzato. Pressoché invincibile. «Alcuni amici - chimici, fisici, professori universitari - mi hanno aperto gli occhi. Mi hanno fatto capire che tutto dipende dall’economia. Mi hanno fatto scoprire quella clinica per malati mentali che è un supermercato, cosa c'è dietro un formaggino». Il denaro: perché il potere di emettere nuova moneta spetta alle banche centrali, cioè a società private, invece che allo Stato, cioè a noi cittadini? Il petrolio: che fine hanno fatto le automobili che fanno 100 chilometri con due litri di benzina? E quelle a idrogeno? E quelle ad aria compressa? I farmaci: troppi, non sempre sicuri, sempre strapieni di controindicazioni. Il mito della velocità: colazione a Roma, pranzo a New York, cena a Los Angeles. Cosa c’è di più bello? Di più eccitante? Di più idiota? Domande su domande. Come in un’indagine che comincia da un nonnulla (i quattrosoldi della
tangente a Mario Chiesa per il “Pio Albergo Trivulzio”) e che si espande al di là di ogni possibile previsione. Una sorta di tangentopoli planetaria. Però senza giudici che si danno da fare. Senza nemmeno la parvenza di una scissione tra lo Stato che si è corrotto e lo Stato che combatte la corruzione. Solo – ed è così poco, ed è così tanto – le domande di chi non è disposto a fare finta di nulla. E qualche risposta: del tutto insufficiente a cambiare le cose, più che sufficiente a cominciare a capire quello che accade davvero, mentre noialtri consumatori ci inebriamo di supersconti e di rateizzazioni “a tasso zero” . «Mi sono permesso di controllare l’ovvio, perché l’ovvio non lo controlla mai nessuno». E che cosa hai trovato, Beppe? Che cosa hai trovato, esattamente?
Federico Zamboni, nato a Milano nel 1958 ma cresciuto a Roma, è giornalista e conduttore radiofonico. Tra il 1979 e il 1981, con lo pseudonimo di Claudio Fossati, ha tenuto una rubrica (quasi) fissa sul quindicinale “Linea”, dedicata a quella che allora si chiamava la “musica giovanile”. Dopo aver smesso di scrivere articoli per circa 15 anni, dedicandosi a tutt’altre cose, ha ripreso a pubblicare regolarmente nel 2000. Prima su “Ideazione.com”, poi sui quotidiani “Linea”, di cui è stato caporedattore fino al maggio scorso, e “Il Secolo d’Italia” dove cura una rubrica del domenicale.
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