19/07/08

Il caro-greggio destabilizza l’economia. Verso i 200 euro al barile

di Marco Cottignoli

Il rincaro del greggio prosegue ormai incontrastato: destinato a superare i 170 dollari già nei prossimi mesi, il barile sembra lanciatissimo verso i 200 dollari. Preoccupatissimi anche i bookmaker, che hanno pensato di scommettere sulla possibilità che il prezzo del barile supererà entro la fine dell’anno la soglia dei 200 dollari: una eventualità che viene offerta dagli allibratori a 2.75.Il problema dei rifornimenti di benzina sta diventando un problema sempre più oneroso per le famiglie italiane a causa degli ininterrotti aumenti del greggio che ha superato ampiamente la soglia dei 146 dollari. La bolletta energetica italiana questo anno sarà di circa 70 miliardi e per il 2009 si temono ulteriori aumenti. Per tale ragione, a vari livelli, si stanno cercando disparate-disperate soluzioni per fronteggiare il difficile momento.Da parte governativa, Tremonti ha da poco varato la sua Robin Hood tax che innalzerà dal 27% al 33% l’imponibile Ires anche per le compagnie petrolifere. Altri hanno deciso di riempire il serbatoio dell’auto con olio vegetale di scarto, proveniente dalle cucine dei ristoranti e delle case private. La catena dei supermercati Conad, invece, ha inaugurato recentemente nuovi punti di distribuzione carburante, vendendolo anche ad 11 centesimi in meno al litro, diventando uno fra i punti più economici d’Italia e provocando file interminabili di automobilisti, ad ogni ora del giorno e della notte.In neanche tre settimane, il distributore Conad ha stritolato ogni primato, vendendo ben 925 mila litri di carburante, fra gasolio e benzina verde. Si stima che nei distributori di carburanti con il marchio Conad il risparmio per gli automobilisti è stato di 1.800.000 euro. E gli effetti del prezzo offerto ha avuto effetti calmieranti anche presso altri marchi di benzina nelle zone vicine. Tuttavia, nonostante le sbandierate liberalizzazioni del decreto Bersani, è stato praticamente impossibile aprire ad un mercato più concorrenziale, in quanto le Regioni hanno concesso a pochissimi altri nuovi gestori, fuori dal giro delle compagnie petrolifere, di aprire nuovi distributori. Vista la preoccupante situazione, la buona volontà non basta. Le associazioni dei consumatori accusano il cartello del carburante in Italia: perché impone una fra le tariffe di benzina tra le più elevate d´Europa, perché aumenta il prezzo quando c’è maggiore domanda, perché detta condizioni capestro al popolo dei consumatori e perché impone un sistema vischioso che non favorisce la libera concorrenza. Il problema del petrolio è ormai strutturale; ogni altra azione volta a limitare i danni e non a risolvere il danno alla radice sarà inutile.Dal momento che ormai abbiamo già superato il picco di produzione massima del petrolio ed il quantitativo di greggio estratto in tutto il pianeta inizia a poco a poco a diminuire, non intravediamo una facile soluzione né per i nostri soldi né per l’economia mondiale. Il gioco degli ultimi mesi del rialzo continuo del petrolio, è la conferma di tutto questo. In questo contesto rientrano speculazioni, ricatti politici, strategie globali, profitti miliardari ma anche bollette e costi sempre più gravosi per la gente. Ed è ovvio che coloro che conducono questo mercato lo spremeranno fino a quando sarà possibile, perseguendo, senza remora alcuna, il proprio interesse; anche impedendo la diffusione industriale dell’innovazione tecnologica, già esistente, in grado di sostituire il motore a scoppio, vecchio di oltre 130 anni. Pertanto le auto di nuova generazione, come quelle elettriche, rimarranno prototipi fino a quando converrà ai grandi gruppi di potere.Da un articolo che ho trovato per caso in internet, scopro che esiste in commercio l’occorrente per modificare una normale Toyota Prius, per consentirle di percorrere 50 km circa con 1 litro di benzina… Tuttavia per motivi legati a brevetti ed a condizioni commerciali non meglio definite, questo sistema è praticamente impossibile da utilizzare. E così pure per l’auto ad aria compressa, presentata a Roma nel 2001, e poi scomparsa dalla circolazione. Morale: i gruppi influenti del petrolio controllano le società che producono i mezzi di trasporto ed impongono i tipi di motore da utilizzare. In Finlandia, invece, forse meno pressati dalle ingerenze delle lobby, si stanno diffondendo le auto elettriche e per ovviare alla limitata autonomia delle batterie (che fanno con un pieno solo 160 km ma a meno di 1 euro ), stanno creando una intera rete di distribuzione per la sostituzione di batterie al posto delle attuali stazioni di servizio, rendendo, in questa maniera, concorrenziali le auto elettriche rispetto a quelle con motore a scoppio. Risultato? Nessuna perdita di lavoro perché le attuali stazioni di servizio sono riconvertite nell’attività di sostituzione e ricarica delle batterie, un certo risparmio per gli utenti, meno inquinamento. Da noi, invece, una politica poco attenta al bene comune e molto incline a servire i poteri forti, non sta facendo molto per risolvere il problema dell’energia.Come sempre è il sistema dei potentati economici ad imporsi su tutti, grazie alla scia di vantaggi e di guadagni che concede a chi lo favorisce. Questo è l’anarchico mercato globale: che scarica ogni perdita sulle spalle dei consumatori e fa in modo che i grandi poteri occupino ogni spazio di lucro possibile.
Marco Cottignoli, nato a Trieste nel 1968, è giornalista pubblicista e scrittore. Coordinatore regionale Friuli Venezia Giulia del Fronte Verde. Laureato in filosofia con specializzazione in tradizioni popolari. Nel 1988 vince il premio speciale nel concorso nazionale di poesia “Umberto Saba”; è presente nella relativa antologia “Venti poeti per Umberto Saba” (A.C. Exploit des Arts ed.); nel 1998 è finalista nella sezione silloge al Premio internazionale di Poesia “Golfo di Patti” ed è presente nella relativa antologia di poesia; una sua poesia è pubblicata nell’Agenda Poetica 1999 (Nicola Calabria ed.). Sta completando una ricerca sul campo delle tradizioni orali popolari a Trieste.